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Il film presenta uno studio completo dei pregiudizi micidiali, che generano odio ed eventi funesti ma che trovano nelle lezioni impartite dalla vita un contrappeso positivo e che e’ motivo di speranza. Tutti al momento giusto finiscono per imparare qualcosa. Christine e Cameron s’accorgono che i poliziotti bianchi buoni esistono anche, Jean nel momento del bisogno capisce che puo’ contare solo sull’umiliatissima cameriera ispanica, Farhad scopre nel suo incubo che l’odio cieco se unito alla disponibilita’ di un’arma puo’ causare vittime innocenti precipitando nel baratro chi per uno scatto d’ira potrebbe servirsene in modo sbagliato. “Crash”, quindi, a chi e’ coinvolto nella sua proiezione si rivela molto di piu’ d’un film super blasonato per i premi ricevuti. Coll’avvicendarsi delle scene e dei suoi vari racconti incastonati all’interno dell’infuocata cornice metropolitana di Los Angeles si rimane sconcertati e divertiti, adirati e commossi e ci si rende conto specialmente del suo notevole spessore morale e didattico. Alcune delle sue scene per la loro fortissima carica emotiva valgono l’intero spettacolo, tra queste: il salvataggio di Christine da parte di Ryan, il “miracolo” della bimba ispanica che come un angelo piovuto dal cielo salva il padre ed il suo aspirante omicida persiano e non muore perche’ l’arma che dovrebbe ucciderla e’ caricata a salve e poi per ultima, solo per la sua collocazione in questo breve elenco che dovrebbe includerne parecchie altre, l’abbraccio intensissimo e purificatore fra la cameriera ispanica e Jean che riesce a capire finalmente che alla stessa stregua degli iracondi dell’inferno dantesco e’ stata proprio lei la prima vittima dell’odio, del pregiudizio e della cecita’ che fino a quel momento le hanno avvelenato e reso infelice la vita. Uno degli aspetti piu’ curiosi e coinvolgenti del film e’ costituito proprio da quelle “piccole ironie della vita” che non sono poi cosi’ piccole. Farhad avrebbe fatto meglio a non comprare il revolver, ma alla fine riesce ad averlo. Il negoziante d’armi razzista che non si fida di lui credendolo forse un terrorista arabo gli vende dei proiettili a salve che invece di farlo soccombere in uno scontro a fuoco salvano la vita della bimba ed il suo cliente da un imputazione per omicidio. Ryan, il poliziotto razzista e violento, non ammazza nessuno e rischia anzi di morire per salvare Christine. Hanson che si presenta subito come il poliziotto buono che odia il razzismo e la violenza finisce per uccidere Peter che porta la mano alla tasca per mostrare che anche lui ha una statuetta di San Cristoforo come quella che lui tiene sul cruscotto della sua auto. Peter poi, viene ucciso da un collega del fratello nonostante sia il piu’ aperto ed il meno prevenuto nella coppia di ladruncoli neri ed il suo compagno che e’ invece il suo opposto trovandosi custode di un gruppo d’immigrati asiatici illegali nel lasciarli liberi arriva al punto di dare loro persino dei soldi. Cameron riesce superare il suo dramma di marito umiliato ed impotente anche grazie alla vista del rogo di un’auto ma non sa che, in effetti, si tratta del veicolo in cui e’ stato ucciso da Hanson un nero come lui. Quello che “Crash” ci presenta in questi esempi come in tanti altri e’ in effetti il gioco mirabile e perverso d’eventi che non e’ altro che lo stesso procedere imprevedibile e troppo spesso assurdo di cio’ che noi consideriamo la vita. Il titolo “Crash” scontro, cioe’, non e’ certamente casuale, ha una valenza chiaramente metaforica ed appartiene ad un film che prende l’avvio dallo scontro tra le auto e finisce per diventare quello tra gli esseri umani. Per curioso e singolare che possa sembrare e’ proprio tramite questa collisione che si giunge a stabilire ugualmente ed in modo traumatico quel contatto fra razze e culture che e’ pero’ in grado di risolvere il problema ancora piu’ grave degli Americani e cioe’ quello della solitudine creata dal muro invisibile della discriminazione. Ritorna in mente la definizione del filosofo greco che migliaia d’anni fa in modo sorprendentemente acuto e lungimirante aveva gia’ intravisto nell’uomo quell’animale sociale che non puo’ vivere come un’isola e che ha bisogno del prossimo cosi’ come il prossimo ha bisogno di lui. I momenti d’alta tensione emotiva presenti in quest’opera analitica, intelligente e giustamente premiata per i suoi indiscutibili meriti vanno a convergere in modo catartico e risolutore lasciando gli spettatori impressionati alla fine molto favorevolmente ed incoraggiati a ben sperare in quanto c’e’ di meglio nella natura dell’uomo. Un futuro migliore secondo “Crash” e’ necessario ed e’ possibile specialmente se si considera quanto avviene nel mondo di oggi che continua ad essere ancora diviso e dilaniato dall’odio di razza e dai pregiudizi.
RO PUCCI – HOUSTON, TEXAS
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