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La protesta di un produttore italiano in Spagna INCREDIBILE: UNO SPAGNOLO SI APPROPRIA DEL NOME "LIMONCELLO", IMPEDENDO DI USARLO ALLE AZIENDE ITALIANE Le nostre istituzioni devono rimediare a questa assurda illegalità comunitaria di Giulio Rosi Salvatore Piredda Salvatore Piredda, già proprietario di un celebre bar-caffè, punto di ritrovo del jetset di Cagliari, qualche anno fa ha deciso di trasferirsi in Spagna realizzando a Marbella la prima fabbrica italiana di limoncello. Dopo alcuni anni di impegno e di tenacia è riuscito ad affermare il suo prodotto, ma qualche tempo fa ha ricevuto la lettera di un avvocato, che gli ingiunge di togliere dalle sue bottiglie la tipica denominazione italiana, asserendo che il nome limoncello è stato registrato dal suo cliente spagnolo. Ma il paradosso non finisce qui, e sarebbe quasi comico se non si trattasse di una vistosa anomalia che lede i nostri diritti, danneggia la nostra economia e contravviene a quanto previsto dalle leggi comunitarie in materia di marchi. Piredda ce ne spiega i dettagli, confidando in un doveroso intervento delle autorità italiane.
Quanto ha cominciato la Sua attività di produzione e vendita del limoncello?
Sette anni fa cominciammo ad immetterlo nel mercato spagnolo, cosa che altri imprenditori italiani avevano fatto per il mercato tedesco, inglese e un pò meno per quello francese. Dapprima lo importavamo in bottiglia dall'Italia poi, per ridurre i costi del trasporto, decidemmo di importare solo la infusione di buccia fresca di limone, alla quale aggiungemmo alcool, zucchero ed acqua, poi attraverso apposite macchine ed attrezzature che miscelano, imbottigliano ed etichettano, cominciammo a produrre il limoncello direttamente in Spagna. Da allora l’oggetto principale della nostra impresa consiste nella trasformazione – a livello artigianale, in quanto realizzata con un numero limitato di dipendenti - di un prodotto base in un prodotto finito.
- Quanto lavoro è stato necessario per affermare questo famoso prodotto italiano?
Moltissimo. Comunque nell’iniziare questa attività ci siamo ispirati alla esperienza di altri italiani nostri amici che già lo avevano fatto nella Germania del Sud, dove c’è una infinità di ristoranti italiani ed una comunità italiana veramente imponente. Pertanto è stato abbastanza facile presentare e far accettare questo conosciuto prodotto nazionale da parte dei nostri connazionali all’estero. Il discorso qui in Spagna è stato più duro e impegnativo, perchè la presenza italiana è notevolmente inferiore e di conseguenza vendere solo ai ristoranti italiani non sarebbe stato sufficiente dal punto di vista commerciale e imprenditoriale. Pertanto la nostra sfida fu quella di utilizzare questi canali italiani, non solo come destinatari del nostro prodotto, ma anche per espanderci su quelli spagnoli e far conoscere il limoncello a tutta la Spagna. Mi chiedi se è stato difficile. Ovviamente le difficoltà non sono mancate. Ma in effetti più che difficile è stato laborioso, ma alla fine ce l’abbiamo fatta e siamo riusciti a raggiungere livelli che sembravano impensabili.
- Voi avete aperto la strada, e la concorrenza?
Come c’era da aspettarsi è arrivata. A questo proposito debbo lamentare una certa concorrenza sleale da parte di imprese italiane, fra le quali - non ho alcuna difficoltà a farne il nome perchè è cosa risaputa - la MAR di Rimini, del Gruppo Cremonini, una multinazionale contro cui è difficile lottare.
- In che senso ritiene che sia sleale?
Nel senso che loro importano direttamente dall’Italia non solo il limoncello, ma tutti gli altri prodotti della loro linea, come ad esempio amari, fernet e sambuca, comprandoli direttamente dalle fabbriche con il bollino italiano e - non applicandogli la prevista imposta spagnola di fabbricazione - le rivendono in Spagna a prezzi bassissimi.
- Ma, concorrenza sleale a parte, questo non è illegale?
Certamente che lo è, tanto è vero che hanno avuto diverse denuncie e subìto altrettante verifiche e controlli da parte di ispettori doganali, però per loro pagare cento milioni di multa è come per me pagare centomila lire. E questo francamente non mi pare giusto.
- Ritorniamo al limoncello?
Il limoncello è forse il prodotto più significativo in questa guerra concorrenziale, poichè sul mercato c’è una vera invasione di liquori che pretendono di chiamarsi limoncello senza averne le caratteristiche. Infatti il limoncello è fatto solo di bucce fresche di limone come il nostro e come tanti altri.
- Oltre alla concorrenza sleale fra compatrioti, mi accennavA ad un fatto veramente sconcertante che vede protagonista un produttore spagnolo. Che è successo?
Nel 1996 uno spagnolo, probabilmente dalla vista lunga,ha registrato in Spagna un suo liquore chiamandolo “limonchelo”, che in spagnolo si pronuncia “limoncelo”, ma che noi italiani lo potremmo leggere “limonkelo”. La parola, pur essendo diversa come ortografia, ha una una certa assonanza fonetica col termine vero del fanoso liquore italiano. Insomma dal punto di vista lessicale è un’altra cosa. Sta di fatto che questa registrazione vieta la entrata e ovviamente la commercializzazione in Spagna, a qualsiasi prodotto similare con la scritta limoncello, adducendo il fatto di essere l’unico ad avere registrato questo nome. Continua >>>
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