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Segue dalla prima pagina
- Ma la legge che dice?
La legislazione comunitaria europea, in materia di marchi, non consente la registrazione di un marchio costituito dal nome di un prodotto “tipico o tradizionale” di uno Stato Membro, anche se, come in questo caso, con l’espediente una leggera modifica ortografica che non ne cambia il riferimento. Basta aprire un vocabolario o una enclopedia alla voce limoncello, per leggere “prodoto tipico italiano. Prodotto tipico, insomma, e quindi non registrabile per legge. Sarebbe come se uno pretendesse di registrare un nome come “whisky”, o “amaretto”, due nomi tipici che appartengono a tutti. O come se facessimo un distillato di uva chiamandolo “cognac”, che come tutti sanno è un prodotti tipico dell’omonima regione francese. Io credo che nessun ufficio per il registro dei marchi si sognerebbe di accettare una cosa simile. Così come la “grappa”, che è una parola tipica italiana e nessun altro se ne può appropriare. A stessa cosa vale per il famoso “orujo” spagnolo, un distillato tipico della Galizia, che corrisponde alla loro grappa, o per il “calvados” francese, il liquore di mele preferito dal commissario Maigret, e così via. Sarebbe come se in Italia andassi a registrare “pacharan” che è un liquore tipico spagnolo, approfittando che questo nome non è noto all’ufficio dei marchi, e quelli me lo registrano. Dopo di che potrei impedire agli spagnoli di usare quello che è un loro legittimo nome. Ecco, questo è il paradosso avvenuto per il “limonchelo”.
- Ma in che modo una registrazione storpiata come “limonchelo” può impedire di usare il nome italiano “limoncello”?
L’equivoco nasce dal fatto che foneticamente i due nomi si assomigliano, insomma suonano uguali, hanno una pronuncia quasi identica, inducono in confusione, sembrano la stessa cosa anche se non lo sono. Di conseguenza l’ufficio del registro spagnolo, che evidentemente non sapeva nemmeno cosa fosse il limoncello, attribuisce al primo che lo ha registrato l’autorità di disporre del suo nome. Sono certo che sia stato un errore. Non è giusto ma è così. E adesso questo astuto spagnolo ha messo in moto uno studio legale per diffidare tutti, me compreso, dall’usare il nome limoncello sulle proprie etichette. Ma quello che mi meraviglia è che nessuna delle istituzioni italiane ha fatto o sta facendo qualcosa per tutelare i nostri diritti.
- Quali istituzioni? Ci faccia un esempio.
Per esempio il Ministero delle Politiche Agricole, che ogni giorno sbandiera in televisione quello che fa, ma poi permette che avvengano queste vistose ingiustizie a nostro danno. Per tutelare il diritto dei cittadini ci vogliono delle prese di posizione decise, responsabili, autorevoli, competenti, come quando i tedeschi pretendevano di liberalizzare il nome “parmigiano”, e Berlusconi - allora capo del Governo – ingaggiò una vera battaglia per tutelarne l’origine italiana. E la vinse, perchè era giusto che la vincesse. Oggi il parmigiano non ce lo tocca nessuno e tutte le imitazioni sono dichiaratamente fuori legge, perchè è una denominazione di origine, non un nome generico come è il limoncello. Così come nessuno potrebbe registrare la parola “formaggio”, perchè tutti la possono usare aggiungendovi il tipo e il nome del fabbricante.
- Cosa si può fare per porre rimedio a questa ingiustizia?
Da solo farei una battaglia contro i mulini a vento, spendendo un sacco di soldi senza sapere come andrà a finire. Praticamente dovrei fare un ricorso ad un dipartimento del Ministero del Turismo e Commercio spagnolo, chiamato “Oficina española de patentes y marcas”. Per funzionare correttamente questo uficio dovrebbe avere un elenco delle denominazioni tipiche europee, oppure chiedere un benestare a livello europeo prima di accettare una registrazione sospetta o sconosciuta. Insomma dovrebbe essere in grado di sapere a livello comunitario cosa può o non può registrare. Con tutti i moderni mezzi di comunicazione che abbiamo, oggi non dovrebbe essere difficile. È come quando una banca chiede ad un’altra se un assegno è coperto. In caso di anomalie, il nostro Ministero delle Politiche Agricole, non solo può, ma deve intervenire e tutelare i nostri diritti. Francamente non capisco come mai fino ad oggi ancora nessuno sia intervenuto.
- Insomma questo spagnolo la fa da padrone senza che nessuno osi fermarlo?
Proprio così. Anzi le dirò di più. Non contento di essersi appropriato del nome limoncello - grazie a quella che voglio sperare si tratti solo di una svista dell’ufficio spagnolo dei marchi - ha scatenato addirittura una guerra a livello europeo contro una industria italiana che aveva registrato un prodotto come “liquore tipico della costiera amalfitana limoncello”. E hanno vinto gli spagnoli. Gli hanno bloccato la vendita in tutta l'Europa. È semplicemente vergognoso.
- Lei cosa pensa di fare?
Io cerco di resistere, di difendere i miei diritti e i risultati che mi sono sudato dopo tanti anni di lavoro. Ma in assenza di interventi istituzionali sono fuori legge e potenzialmente vulnerabile. So di vivere una profonda ingiustizia perchè il limoncello è italiano da sempre. Appropriarsi del suo nome è stata una profonda ingiustizia, oltre che un atto di illegalità al quale le istituzioni italiane debbono porre rimedio. Come? Facendo opposizione alla “Oficina española de patentes y marcas”, e chiedendo di annullare questa registrazione perchè non è legale. Non sono il solo italiano a dover subire questa prepotenza. Spero che il nostro Governo si muova subito e con determinazione, se non si vuole che la sfiducia degli italiani trovi in questo disinteresse un ulteriore motivo di incoraggiamento e di giustificazione.
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