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HOUSTON, TEXAS – E’ ormai evidente che il posto meno popolare tra i diplomatici americani è quello dell’ambasciata in Irak. Lunedì, con una comunicazione del Dipartimento di Stato, s’e’ appreso finalmente che per coprire i posti vuoti nella sede di Baghdad non ci sono più problemi grazie ad un numero di diplomatici che si sono offerti volontariamente per l’assegnazione poco gradita. Al comunicato stampa ha fatto seguito un chiarimento circa la professionalità dei “volontari” che sono stati definiti certamente validi per il compito difficile che dovranno svolgere in medioriente. In un primo tempo s’era temuto che, per coprire i circa duecentocinquanta posti necessari, il Dipartimento di Stato dovesse ricorrere ad un’assegnazione obbligatoria specialmente quando, all’improvviso, s’era capito che i diplomatici non erano per nulla entusiasti della sede irachena e che avrebbero fatto resistenza all’assegnazione presentando giustificazioni di vario tipo come quelle per motivi di salute e di famiglia. Circolavala voce secondo la quale si dovesse ricorrere persino alla nomina obbligatoria effettuata dal Dipartimento, anche per le reazioni poco favorevoli a tale procedura negli ambienti della capitale, dove s’affermava che un’assegnazione a Baghdad era eccessivamente rischiosa e che corrispondeva, in effetti, ad una missione suicida. Tutto è stato risolto col reperimento di volontari che non temono d’operare in una zona pericolosissima e la cui ambizione per il conseguimento di una carriera brillante in diplomazia è certamente più grande della paura per gli eventuali rischi connessi al lavoro a Baghdad. C’e’ da tener presente che e’ in costruzione una nuova ambasciata che sarà la più grande fra quelle delle quali dispone Washington anche per la sua importanza nel tormentato scacchiere mediorientale e che, quindi, il personale per farla operare efficacemente dovrà essere adeguato alle necessità esistenti.
RO PUCCI
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